Sport

James Harden, un campione silenzioso

di Vincenzo Marchitto

Il campione, da cosa si riconosce il campione? Dal coraggio e dall’altruismo con il quale serve i compagni o dal carisma e dal talento che gli fa segnare il canestro della vittoria? Mi verrebbe da dire “ognuno ha i suoi gusti” o “il mondo è bello perché vario”, ma cercherò di essere il più oggettivo possibile in un mondo che è cronicamente soggettivo.

InGamer_Basketball_Court-1-1-1-1Domenica 17 maggio si è giocata la Gara 7 della semifinale di Conference ad ovest degli Stati Uniti, nel Toyota Center di Houston, Texas. Da una parte i Rockets, arrivati secondi in stagione regolare, e dall’altra una squadra un po’ diversa dal resto delle franchigie NBA, i Los Angeles Clippers.

Al di là di tutto, c’è una particolarità che rende i Clippers unici: il loro palmares è vuoto. Non hanno mai vinto nulla dall’anno della fondazione (1970), e sono tuttora la squadra più “perdente” della storia dello sport. Potete immaginare da voi cosa significa per un tifoso dei Clippers “semifinale di Conference”, ammesso che ci siano tifosi dei Clippers su questo pianeta. Inoltre, c’è da sottolineare una cosa fondamentale: pensate quanto possa essere difficile convivere con la squadra di pallacanestro più famosa al mondo, i Los Angeles Lakers.

Ma torniamo al presente. Sul punteggio di 3-3 si gioca l’ultima gara, o dentro o fuori, evitare passi falsi per non essere buttati fuori dall’avversario. Quest’anno più che mai, Los Angeles fa paura a chiunque. Buttati fuori i campioni in carica (i San Antonio Spurs), i ragazzi del coach Doc Rivers sembrano non avere rivali per la sicurezza del proprio gioco e per la continuità maturata nel corso delle settimane. Quello che da molti è considerato il miglior playmaker vivente, Chris Paul, trascina i suoi a una vittoria dopo l’altra, verso la gloria.

11292640_889887841069033_345292794_nOra, il campione. Houston vanta uno dei giocatori più forti al mondo, arrivato secondo alla corsa per il titolo di MVP, e famosissimo per la sua lunga barba, James Harden. Una regolar season incredibile, senza mai sbagliare nulla, e dimostrando al mondo di essere a tratti inarrestabile. James in sette gare contro i Clippers sembra essere sottotono, sentire più che mai la pressione e non reggere il fiato sul collo del nemico, ma nell’ultimo match spiega di che pasta è fatto. I Rockets sono sempre avanti per tutta la partita e James Harden è in pieno controllo della situazione: riempie di falli gli avversari andando in lunetta infinite volte e serve palle su piatti d’argento ai suoi compagni. In silenzio, “cucina” meraviglie di pallacanestro (la sua celebre esultanza consiste nel gesto di sbattere le uova) e incanta i suoi tifosi. I Clippers sono sull’orlo del baratro. Il Barba nasconde il suo talento sotto un velo di normalità, le sue capacità di aprire il campo e trovare il compagno libero non sono percepibili agli occhi dei meno esperti, ma i risultati parlano chiaro.

I Rockets sono in finale di Conference, e avranno bisogno del miglior Harden di sempre, ma signori, abbiamo una certezza: “come la cucina lui, nessuno”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...