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Maya Plisetskaya, quando muore un’ispirazione

di Matteo Frasca

Inauguro a malincuore la mia rubrica annunciando la morte della divina ed eterna Maya Plisetskaya, regina del balletto russo e dei più grandi teatri mondiali, nonché ispirazione per generazioni e generazioni di aspiranti ballerini ed amanti del mondo tersicoreo, me compreso.

Maya_Plisetskaya_-_1974Nata a Mosca nel novembre del 1925, passa la tenera età e l’adolescenza superando le difficoltà di appartenere ad una famiglia ebrea nella Russia sovietica degli anni ’30 ed inseguendo il suo sogno di ballerina formandosi in una tra le più importanti scuole di danza, la scuola del teatro Bolshoi.

L’unicità della sua espressione e l’originalità dei suoi movimenti fanno sì che, a soli 18 anni, nel 1943, ottenga il titolo di “prima ballerina” della compagnia del suddetto teatro, ancora oggi tra le migliori esistenti, che, a causa delle sue origini ebree, le permette di andare in tournée sulla scena dei più grandi teatri del globo solo nel ’56, alzando ovunque ballasse gli standard delle ballerine grazie alla sua brillante tecnica e presenza scenica, cambiando per sempre l’ottica del balletto classico. Ottiene poi il titolo di “Artista del popolo dell’URSS” e successivamente quello leggendario di “Prima Ballerina Assoluta”, seguendo le orme della grande Galina Ulanova, mentre il suo nome splende alto in quello che è il firmamento degli artisti.

968full-maya-plisetskayaEbbene, si è spenta solo pochi giorni fa, il 2 maggio 2015 nella sua residenza a Monaco di Baviera, a causa di un attacco cardiaco, vestendo di nero il mondo della danza. Nonostante abbia provato a riassumere in poche righe la sua immensa carriera e i suoi titoli artistici, la Plisetskaya è stata e sarà in eterno un faro luccicante per ogni danzatore, un idolo, un’ispirazione. Ho coltivato da ragazzino la mia passione ed il mio talento passando giornate a guardare a bocca aperta video e foto delle sue esibizioni, cercando poi di imitare i suoi movimenti durante le lezioni e sognando ad occhi aperti ammirando la famosissima “Morte del Cigno”, biglietto da visita della Plisetskaya. Insomma, non c’è danzatore che non abbia mai ammirato con i brividi alla schiena e gli occhi lucidi quella che era la sua interpretazione di un cigno morente, con le sue dolci movenze e le sue fluide e lunghe braccia, dalle quali trapelava sofferenza e passione e soprattutto mettendo in mostra la sua strabiliante tecnica di danzatrice. Ma nonostante questo, la versatilità di Maya ha spaziato tra i grandi nomi del repertorio del balletto classico, ballando dal tragico amore di Odette e la malvagità di Odile ne “Il Lago dei Cigni” alla dolcezza della principessa Aurora de “La Bella Addormentata”, fino ad ispirare la creazione del balletto “Carmen”, danzando le gesta sensuali ed aggressive della protagonista sulle colorate musiche di Bizet, spronando sempre di più coreografi del balletto classico e contemporaneo quali Jurij Grigorovič, Roland Petit, Alberto Alonso e Maurice Béjart.

Quindi, piango insieme a tutto il mondo della danza la sua grave scomparsa, e mi sento in dovere di ringraziare una delle più importanti figure della mia formazione artistica, Maya Plisetskaya, grande ballerina ed eterna ispirazione.

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