Cultura & Intrattenimento

Monkey Island: un’anacronistica storia di sovrannaturale, surreale pirateria

di Silvia Martignetti

“Il mio nome è Guybrush Treepwood, e sono un temibile pirata!”

Se la vostra carriera di videogiocatori è iniziata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, sicuramente saprete di cosa stiamo parlando; non solo, da bravi nostalgici vi saranno già comparsi i lucciconi al solo leggere la citazione. Per tutti gli altri, soprattutto coloro la cui età non raggiunge il quarto di secolo, non temete: state per conoscere una delle tappe fondamentali nel lungo cammino che ha scandito nascita, evoluzione e progresso del mondo videoludico. E questa tappa risponde al nome di “Monkey Island”.

Il tema principale di Monkey Island

Qualunque videogiocatore a cui risultino familiari termini come Amiga, SCUMM, MIDI ricorderà con affetto la saga con protagonista Guybrush Treepwood, aspirante pirata – almeno nel primo capitolo – che si barcamena tra innumerevoli avventure anacronistiche, dissacranti e al limite del surreale sino a raggiungere lo status di leggenda vivente nelle battute finali della celebre e celebrata serie.

Ma come nasce Monkey Island? Il team creativo annovera il disegnatore Steve Purcell, il compositore Michael Land e la mente di Ron Gilbert, ideatore del progetto, affiancato nella stesura di trama e dialoghi da Dave Grossman e Tim Shafter (l’uomo dietro cult come Full Throttle e il sottovalutato Psychonauts). Il quintetto era impiegato alla LucasArts – al tempo LucasFilm Games – storica rivale della Sierra Online e già produttrice di “Maniac Mansion” (1987), il suo seguito “Zak McKracken and the Alien Mindbenders” (1988) e “Indiana Jones e l’Ultima Crociata” (1989). Gilbert, critico della difficoltà eccessiva delle avventure di quegli anni, era convinto che impostare un obiettivo principale e ben definito, creare enigmi tramite i quali suggellare l’avanzamento della trama e, soprattutto, rimuovere la morte instantanea, che costringeva il giocatore a ricominciare daccapo (all’epoca non esisteva il salvataggio), avrebbe consentito alla LucasArts di eliminare un pesante handicap comune a molte delle avventure grafiche a lui contemporanee: la frustrazione causata dalle frequenti situazioni di stallo. Fu proprio con Monkey Island che Gilbert introdusse la sua filosofia, sintetizzata dalla frase “Un’avventura grafica è prima di tutto un gioco”, che da allora in poi avrebbe caratterizzato tutta la produzione firmata LucasArts.

Ma cos’è, in primis, un’avventura grafica? Nota anche come punta e clicca, l’avventura grafica è oggi un genere poco sfruttato, ma che nelle decadi ’80-’90 costituiva una percentuale maggioritaria dei videogiochi prodotti in quegli anni. Dirette discendenti delle avventure testuali, le avventure grafiche pongono il giocatore nella condizione di poter interagire con il mondo circostante con il solo ausilio di un dispositivo di puntamento (mouse, joystick, joypad, ecc.) che dirige le azioni del protagonista permettendogli, con un clic del cursore in determinati punti interagibili del gioco, di esplorare l’ambiente virtuale a propria disposizione, riporre oggetti nell’inventario, usarli e combinarli per risolvere gli enigmi e, infine, interagire con i PNG del gioco, selezionando la frase da pronunciare tra quelle fornite nel menù.

monkey-island-cover1Il segreto di Monkey Island (1990)

Il protagonista, Guybrush Treepwood, esordisce come un gagliardo giovane dei Caraibi con il sogno di diventare un temibile pirata. La trama degenera quando il pirata fantasma LeChuck, il perfido antagonista della saga, rapisce Elaine Marley, governatore di Mêlée Island e oggetto delle mire amorose di Guybrush e LeChuck. La donna, costretta suo malgrado al ruolo di damigella in pericolo dal quale non esita a svincolarsi alla prima occasione – rendendo quasi vani gli sforzi di Guybrush di salvarla – è solo uno dei numerosi personaggi ricorrenti che nei giochi successivi, al fianco del prode Guybrush, contribuiranno ad arricchire il cosmo di Monkey Island. Rimangono costanti l’abbondante presenza del soprannaturale, l’ambientazione piratesca costellata di anacronismi e, soprattutto, una trama ironica e sarcastica, in alcuni momenti parodia delle grandi icone e dei momenti illustri della cultura pop. E così, tra venditori disonesti, cannibali vegetariani, duelli a insulti e signore del vudù, la trama si snoda tramite assurdi enigmi e dialoghi esilaranti, i quali hanno marchiato a fuoco nella memoria di milioni di appassionati il nome di Monkey Island.

Il primo capitolo, Il segreto di Monkey Island, uscì nel 1990 e fu un immediato successo di pubblico e critica, sebbene fu con il secondo, Monkey Island 2 – LeChuck’s Revenge, che la saga raggiunse la definitiva consacrazione. Purtroppo la serie iniziò a perdere il suo mordente dal terzo capitolo in poi, rilasciato nel 1997, che a causa dell’abbandono di Gilbert risultò un prodotto assai più infantile che si piegava alle logiche di mercato del tempo. La grafica cartoonesca e l’introduzione del doppiaggio, tuttavia, permisero comunque a La maledizione di Monkey Island di ritagliarsi un posticino nel cuore degli appassionati, obiettivo che non riuscì invece a Fuga da Monkey Island (2000), che da epopea piratesca mutò in una implacabile satira sul capitalismo, distaccandosi radicalmente dalle atmosfere tradizionalmente cupe e suggestive della serie, snaturando un gran numero di personaggi principali e generando numerosi errori di continuità. L’uso delle tre dimensioni non fece che peggiorare l’intero apparato: l’introduzione del motore grafico GrimE – che si sarebbe rivelato vincente per Grim Fandango – risultò invece l’opzione errata per Monkey Island, i cui fondali pastello bidimensionali mal si amalgavano con la grafica poligonale dei personaggi. Ma nel 2009 la fortunata saga torna all’attenzione del mondo videoludico con il quinto capitolo, Tales of Monkey Island: un’avventura di ultima generazione che dona nuova linfa alla serie pur ispirandosi alle atmosfere piratesche di SoMI e MI2. Il gioco è stato prodotto dalla TellTales Games, di cui oggi sono membri molti nomi del team creativo originale. Grazie anche alle versioni rimasterizzate delle prime due avventure, rilasciate rispettivamente nel 2009 e nel 2010, la serie ha goduto negli anni recenti di un’inaspettata rinascita, permettendo a un pubblico molto più vasto di conoscere, giocare e innamorarsi di Monkey Island.

Monkey-Island-2Monkey Island 2 – LeChuck’s Revenge (1991)

Ai lettori più attenti non saranno sfuggiti i parallelismi con un’altra saga, questa volta cinematografica: la trilogia di Pirati dei Caraibi. Non si tratta di traveggole: entrambe le opere traggono spunto dallo stesso romanzo, Mari stregati di Tim Powers, che lanciò una serie di elementi distintivi che sarebbero diventati dei sempreverde dell’epopea piratesca – come la strabordante presenza del vudù, di scimmie da compagnia, di cannibali sopra le righe e, soprattutto, di una figlia del governatore con la lingua tagliente da salvare dalle grinfie di un malvagio pirata non-morto. E, sebbene le due saghe divergano nello sviluppo, le somiglianze diventano evidenti mettendo a confronto SoMI e MI2 con il primo film della trilogia, La maledizione della prima luna (2003).

Monkey Island, in conclusione, è un trionfo di sagacia e ironia, un must-have che non dovrebbe mancare alla collezione di qualunque appassionato di avventure grafiche che si definisca tale. Combinando momenti farseschi e un umorismo demenziale al clima vagamente inquietante suscitato da stregonerie, malefici, negromanzie e dalla minacciosa presenza di un antagonista spietato quanto inumano (in tutti i sensi!), Monkey Island è un’esperienza videoludica da non perdere, capace di strappare una risata anche il giocatore che lo riprende per la milionesima volta; di intrattenere tutti, dall’harcore gamer al giocatore casuale alla ricerca di qualche ora di svago; di affascinare con la sua commistione unica di divertimento ed enigmi di ampio respiro.

P. S. Nessuna scimmia è stata maltrattata durante la creazione di questo articolo.

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