Cultura & Intrattenimento

Ipnosi di un’attrice

di Vincenzo Politano

Racconto breve dal backstage
William-Adolphe_Bouguereau_(1825-1905)_-_The_Youth_of_Bacchus_(1884)

Apro la porta.

I suoni riempiono la stanza. Che succede? Tre ragazze camminano freneticamente avanti e indietro. Cominciano a schiaffeggiarsi. E ora baci, canzoni e carezze…un grido. Una delle tre ha gli occhi allucinati e respira affannosamente. Si rantola a terra e ripete uno strano mantra. Megalà. Megalà. Megalà. Risate fragorose. Ha una crisi di nervi. Le altre due la spingono. ASPETTATE! Non la spingono con le mani, ma con la voce. Sussurrano o sparano fiumi di parole sul suo corpo. Ora sulla pancia. Ora sulla bocca. E poi? E poi…e poi sui piedi e nelle gambe! Lei è come se fosse una foglia sbattuta da una parte all’altra. E’ come se quel flusso di suoni fosse una tempesta che la agita.

Dove siamo? Non importa. Ciò che importa è che stiamo lavorando su di un personaggio. L’AGAVE di Euripide. Chi è? Tralasciando il mito e i blablabla connessi, è una madre in preda al delirio, una madre che ha fatto a pezzi suo figlio. Capite quanto possa essere difficile portare sul palco, in modo reale un personaggio del genere? L’attrice deve trovare in se il dolore e la pazzia, l’aggressività e la tenerezza, la follia omicida e lo strazio di fronte al “fiore del suo grembo” fatto a pezzi. E come può un’attrice che innanzitutto è una donna comune, con esperienze comuni, che vive una vita comune, portare sul palco tutto questo! Può farlo solo impersonificandosi, o meglio cercando tutte le sensazioni dell’Agave sul suo corpo. Sperimentando fisicamente e psicologicamente tutto il disagio del personaggio. Gli altri teatranti sono essenziali in questo lavoro: ovattano la realtà e isolano l’attrice dal mondo esterno. Lo fanno a parole, con i suoni e i ritmi ora più lenti, ora incalzanti. Creano un’aura magnetica che è difficilmente infrangibile. Si alienano. Il tempo si sospende. Il lavoro dell’attore è uno spettacolo già prima dello spettacolo. Gli spettatori di fatto applaudiscono solo a qualcosa che altro non è che il frutto di un lungo e faticoso percorso…fatto di preziosissimi momenti artistici.

Faccio parte dello spettacolo e ho il privilegio di assistere costantemente a queste micro ipnosi teatrali. L’aria è percettibilmente carica di elettricità, il cuore mi esplode in petto. Marta, l’attrice, scende dal palco e si avvicina: “Ho sete! Voglio bere.” La voce è calda e potente. Non è ancora Marta, lei tornerà tra qualche istante ma per ora… “Ecco. Bevi Agave!”

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