Le vite degli altri

Dietro l’angolo

di Sara Carofiglio

Ricordo il calore delle sue labbra sulla mia fronte. La sua barba, che per mia madre era sempre troppo lunga, mi pungeva, ma non c’era sensazione più bella che io potessi provare. Il suo profumo di fumo e lavoro lo sentivo due giorni soltanto e gli altri cinque li passavo a ricordarlo, aspettando che tornasse ad abbracciarmi di nuovo.

Crescevo, ma quando si trattava di lui ero sempre una bambina. Tutti i lunedì mattina lo sentivo alzarsi, andare in bagno; faceva sempre gli stessi rumori e io dalla mia stanza avevo imparato ogni suo passo, ma continuavo a sperare che l’ultimo non arrivasse mai. Prima di andar via entrava silenzioso nella mia stanza. Mi bruciava la gola ogni volta, non volevo che partisse, ma lui non mi ha mai vista piangere quando andava via, non volevo che mi vedesse fragile, era così importante che lui fosse fiero di me!

Avevo sempre paura che non sarebbe tornato; che un giorno non avrebbe avuto voglia della macchina, del traffico, della pioggia in autostrada, dei fari al buio e non sarebbe tornato. Un giorno è successo, ma non credo che sia per colpa di ciò che mi spaventava nel letto, di lunedì mattina, quando ero bambina. In realtà non so di chi o di cosa sia la colpa e non voglio saperlo. L’odio non mi piace e so che se mai sapessi chi è stato, l’odierei al punto di volerlo eliminare, come questo qualcosa ha eliminato lui.

È più dolce pensare che non ci sia niente da odiare. Quando il lunedì mattina ho iniziato a svegliarmi senza nessun rumore proveniente dal bagno, mi piaceva pensare che fosse stato il mare a chiamarlo. Che c’era una barca bellissima in un posto lontano senza nessuno che la guidasse e allora è andato lui, che il mare lo conosceva così bene, che se lo si guardava negli occhi si poteva vedere la stessa luce che si riflette sull’acqua quando il sole è alto. E allora adesso lui è lì ed è felice, con l’acqua salata, il vento, il sole e tutto ciò che gli apparteneva, magari indossa ancora quel cappello da marinaio che mi piaceva tanto, che mi lasciava sulla testa quando entrava a casa e mi cadeva sempre da un lato ed era buffo, non io, ma il suo sorriso quando mi vedeva così, col suo cappello, la sua bambina. Lui è felice, ne sono certa, e lo sono anche io, nonostante tutto.

dad-of-daughtersIl fatto è che ci sono persone che non sono solo persone. Sono amore, luoghi, ricordi, profumi, sguardi; sono un mare, anzi, un oceano e non possono svanire, non possono essere dimenticate. Ci sono persone che non lasciano semplicemente dolore nel cuore di chi resta; rimangono nell’aria, come se arrivasse un loro sospiro ad ogni folata di vento, rimangono qui, semplicemente, perché hanno succhiato la vita fino all’emozione più piccola e ora che la vita degli altri continua, porta con sè un po’ di quelle persone che l’hanno amata tanto. Le persone così ci sono, ancora, anche se non tornano, perché in realtà non sono mai davvero andate via.

Io continuo a vivere di lui e di tutte le scintille che mi ha fatto nascere dentro, di tutti i sogni in cui mi ha fatto credere, di tutte le volte in cui grazie a lui ho sentito di essere speciale. Mi ha insegnato che ognuno di noi è legato a questo mondo per una ragione. Nessuno sa quale sia, ma se la vita ha un buon sapore, sta tutto nello scoprire quale sia il nostro segreto. Basta vivere ogni istante come se fosse magico, il più bello di sempre, tenere il cuore aperto in attesa che qualcosa lo faccia vibrare e quando accade, beh, il mondo diventa nostro e siamo finalmente felici. Il mio cuore vibra quando ho una penna in mano, un foglio accanto, le parole in testa e una luce negli occhi.

Ricordo il calore delle sue labbra sulla mia fronte quando leggeva le mie parole ed era fiero di me. Il mio cuore vibrava e in quel contatto vibrava anche il suo. In quel momento lui sapeva che il sogno della mia vita mi stava accarezzando. E ora quel bacio mi sfiora ad ogni parola che la mia mano lascia sul foglio e io non riesco a farne a meno, a smettere di lasciarne. E’ come quando la musica è alta e non si può smettere di ballare, quando qualcuno canta, quando c’è il sole, un giorno di festa, una colazione speciale, il vestito nuovo, il bar con gli amici, il vento sul motorino, il pomeriggio in primavera, le onde, la spiaggia sotto la luna piena, la pioggia sui vetri. Ricordo i miei piedi stanchi dopo una lunga giornata e il suo “dai, dietro l’angolo c’è casa”.

Dopo gli anni che sono passati continuo a provare una strana sensazione a girare l’angolo e non sapere cosa trovarci. Ho provato a scommettere alcune volte, a vedere se potessi provare a sapere cosa ci fosse ad aspettarmi dietro quell’angolo  e puntualmente la sola cosa che ho indovinato è stato il mio sorriso, il mio sentirmi scema per aver pensato di sapere ancora una volta cosa ci fosse in piano per me.
Così come da piccola dietro l’angolo casa non c’era mai, ora non c’è mai ciò che mi aspetterei, ma anni fa avevo la sua mano che continuava a farmi compagnia e ora mi resta la voglia di arrivare all’angolo dopo, e a quello dopo ancora, perché quello che mi aspetta è sempre più bello di ciò che avevo immaginato.

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