Natura & Ambiente

Il mondo delle erbe e la sua storia

di Giovanni Fallarino

Le erbe: un antico interesse radicato nella vita dell’uomo fin dai tempi antichi. Le erbe nutrivano, le erbe curavano, le erbe facevano sognare.

Antico Egitto – Gli inizi (certificati) risalgono addirittura ai tempi dell’antico Egitto (2800 a.C.), dove sono stati recuperati alcuni papiri riguardanti l’uso delle erbe. La maggioranza di questi manoscritti si riferiva in modo particolare alla cura e all’alimentazione, altri tuttavia riguardavano gli effetti allucinogeni delle droghe vegetali. Infatti troviamo citati dei nomi ben noti agli esperti come Datura stramonium e Atropa belladonna, piante (fam. Solanaceae) che hanno sul sistema nervoso centrale effetti risaputi di cui discuteremo nei prossimi articoli.

Antica Grecia – Non può assolutamente mancare il punto più importante della storia dell’erboristeria: la pubblicazione del De materia medica di Dioscoride Pedanio, un erbario scritto in greco antico che ebbe una profonda influenza nella storia della medicina. Rimase infatti in uso, con traduzioni e commenti, almeno fino al XVII secolo. Oltre che in area greca e romana, quest’autore fu conosciuto anche in Oriente e sono stati rinvenuti svariati manoscritti di traduzioni arabe e indiane. L’ultima versione del De materia medica è stata stampata e pubblicata a Napoli nel 2014. Dioscoride Pedanio era un erborista e botanico ai tempi dell’imperatore Nerone e la sua prima pubblicazione si compone di 491 fogli di pergamena dove vengono descritte e commentate innumerevoli piante con tutti i loro benefici e controindicazioni.

Immagine“Distillare è imitare il sole, che evapora le acque della terra e le rinvia in pioggia.”

India – Nell’antica India si attribuiva alla natura un flusso di energia pura. L’obiettivo principale della medicina dell’antica India, infatti, era quello di prolungare la vita e una delle parti più importanti di questa scienza consisteva nella conoscenza dei prodotti medicinali che, come potete immaginare, ai tempi erano tutti di origine naturale.

“Piante medicinali, nate molto tempo fa, tre epoche prima degli dei.
Voglio conoscere i vostri centosette principi attivi!
Questi vostri principi sono l’origine di migliaia di scienze.
Andiamo, saggi, curate questo mio paziente!”

I rimedi basati sulle piante erano sostanzialmente di due tipi: alcuni erano purgativi, emetici ed espettoranti, altri invece avevano un effetto calmante. Nei casi di febbre il più famoso decotto era costituito da farina di semi d’orzo a cui si aggiungeva il burro fuso, che era usato come vettore per tutte le medicine ad uso orale. L’Europa deve all’India molti ingredienti fondamentali per la medicina: pepe, zenzero, chiodi di garofano, noce moscata, canapa, olio di ricino, aloe, sesamo, canna da zucchero…

Cina – Il contributo più importante dell’antica medicina cinese è la farmacologia: il primo trattato (Pen ts’ao kang-mou o “Scienza delle droghe di origine vegetale”), che non è mai stato concluso, fu pubblicato nel 1597 e cita un’incredibile quantità di erbe, la cui maggioranza viene ancora utilizzata in tutto il mondo. I cinesi credevano realmente che la natura racchiudesse un rimedio per ogni male e infatti le loro conoscenze, nel corso dei secoli, andarono componendo non solo vastissimi elenchi di rimedi attivi, ma altrettanto vasti elenchi di sostanze nuove mai scoperte prima, rivelatesi nel tempo essere ricche di principi attivi utili.

Immagine2Panax ginseng è un esempio di pianta scoperta in Cina. Le sue radici essiccate costituiscono un’importante droga i cui utilizzi sono molteplici (presente in F.U.)

Medioevo – 1098. Ildegarda di Bingen, tedesca prima mistica e guaritrice, poi santa, è celebre per le sue visioni e le sue profezie. Il principale campo di cui è stata visionaria è quello della medicina e della cura tramite rimedi naturali. Ildegarda di Bingen, oltre che di piante, parlava di cibi e di minerali, del ritmo ed equilibrio fra veglia e sonno, di “psiche sana”. La santa elaborò degli scritti sulle cure naturali, che ella stessa utilizzava con i suoi pazienti, la cui maggioranza è oggi certificata e presente in gran parte delle farmacopee ufficiali.

Dopo questa breve introduzione storica, poniamoci una domanda. Perché sottovalutare i rimedi di origine naturale? E dal lato opposto, perché malvedere i rimedi di origine sintetica? I due mondi non sono assolutamente separati l’uno dall’altro, anzi, coesistono. Sappiamo ora, con questi dati storici, che la base della medicina moderna altro non è che la natura. Come vedremo nelle prossime pubblicazioni, l’80% delle sostanze sottoposte a laboratori di sintesi vengono estratte direttamente o tramite solventi da droghe vegetali.

Prendiamo come esempio l’aspirina, più che famoso antinfiammatorio non steroideo (FANS). Questo farmaco contiene un unico principio attivo, l’acido acetilsalicilico, che si ricava per semplice estrazione dalla corteccia dei salici (non dai salici piangenti, ma dalla specie Salix alba o salice bianco). La corteccia del salice bianco si trova anche in erboristeria e l’acido acetilsalicilico può essere assunto per semplice decozione della droga. Cosa cambia? Di base non ci sono differenze, il principio attivo è esattamente lo stesso in entrambi i preparati. Il problema sta nelle quantità e nelle proporzioni. L’acido che noi assumiamo bevendo il decotto è in quantità minore rispetto a quello in pillola, e le quantità sono fondamentali per l’assorbimento del suddetto principio attivo. Questo esempio spiega in parte perché molte volte possiamo essere scettici riguardo il funzionamento di un preparato fatto in casa (decotto, infuso o tisana) ed evidenzia un palese collegamento fra sostanze naturali e sostanze di sintesi. L’esempio del salice bianco è solo uno di tanti; i principi attivi che conosciamo sono innumerevoli.

Vedremo più in dettaglio nella prossima pubblicazione che cosa si intende per principi attivi e da cosa e dove questi provengono.

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